Immagine
Articolo
Educazione
Salute e benessere

Social e adolescenti: il problema della verifica dell’età

25 Febbraio 2025
STEP Editorial Board
Fonte immagine: Pexels

La parola dell’anno, scelta dall’Oxford Dictionary descrive uno stato di continuo consumo di contenuti in modo passivo. Un infinito “scrolling” che sposta lo sguardo da un video a quello successivo ogni pochi secondi. Brainrot significa letteralmente “cervello che marcisce” ed è un termine che lo stesso popolo dei social media ha iniziato a utilizzare, in modo ironico, per definire lo stato mentale di una persona troppo dipendente dalle stesse piattaforme. Secondo l’autorevole dizionario di Oxford, ma secondo anche tanti psicologici ed esperti, non c’è però tanto da scherzare. Instagram e TikTok sono sotto oggetto di indagine da diverso tempo per capire quali conseguenze possono avere sulla psiche in particolare degli utenti più giovani. Tanto che in alcuni Paesi si è deciso proprio di vietarli a questa parte di popolazione. In Australia è appena stata approvata una legge che vieta i social ai minori di 16 anni, ad esempio. E le proposte di regolamentazioni in questo senso sono al momento allo studio in diverse parti del mondo. Dall’altra parte della barricata, le stesse piattaforme stanno cercando di tutelare il loro pubblico più vulnerabile con profili dedicati agli under 18 dove vengono preimpostate funzioni di privacy e divieti di utilizzo di alcune funzioni. Il vero problema è però alla base di qualunque operazione e iniziativa legislativa o da parte dell’azienda stessa: come verificare l’età della persona che sta utilizzando quel profilo.

Su tutte le piattaforme esiste già un limite anagrafico per potersi iscrivere. Qui lo ha imposto l’Unione europea, con il Gdpr, il regolamento per la protezione della privacy. In Italia bisogna avere almeno 14 anni. Quando si crea un account viene chiesto all’utente di inserire la sua data di nascita, ma è al momento soltanto un’autocertificazione. In cui si può dire la verità oppure mentire. E sono tanti, troppi, coloro che scelgono la seconda opzione. In Inghilterra un sondaggio condotto dai regolatori dell’Ofcom (l’Ufficio governativo delle comunicazioni) ha indicato che il 22 per cento dei ragazzi dagli 8 ai 17 anni dichiara di essere maggiorenne per iscriversi a un social media senza nessuna restrizione.

TikTok ha creato un sistema che sfrutta anche l’intelligenza artificiale per scovare, con una serie di automatismi, i possibili utenti che hanno mentito sulla propria età e che non potrebbero essere iscritti al social. Tramite alcune parole chiave, segnalazioni da parte di altri utenti e altri segnali e dettagli dell’account, identificano chi potrebbe aver dichiarato il falso e approfondiscono tramite una serie di domande e procedure. La società elimina in media 6 milioni di “sospettati” ogni mese in tutto il mondo. Anche su Instagram c’è un sistema di analisi degli account tramite intelligenza artificiale e sono appena arrivati anche in Italia i profili “teen” con tutta una serie di restrizioni e limitazioni.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, anche affidandosi a sistemi di analisi biometrica per analizzare il volto degli utenti, è una delle possibilità sperimentate per il complesso problema della verifica dell’età. Che però non è risolto, anche là – in Australia – dove una legge per vietare in toto queste piattaforme ai minorenni è già stata approvata. Un controllo concreto potrebbe tradursi in un rischio per la privacy, poiché servirebbe fornire alla piattaforma dati personali e documenti ufficiali. Per queste società significherebbe affidarsi ad aziende terze che dialogano con il sistema digitale statale (per esempio lo Spid o il neonato It Wallet in Italia). Forse la più nota e diffusa oggi, utilizzata in alcune parti del mondo da Pornhub ad esempio – il mondo dei siti per adulti condivide lo stesso problema di verifica dell’età dei social – si chiama Yoti. Meta in Unione europea ha però lanciato la richiesta che ci sia un intervento e una soluzione fornita dagli stessi enti regolatori: secondo il colosso guidato da Zuckerberg, sono loro a dover gestire questa parte del lavoro.