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Ambiente

Un piano per ricongelare l’artico

03 Aprile 2025
Federico Cella e Michela Rovelli

Il progetto è a dir poco ambizioso, lo spazio individuato per arrivare al completamento è pari a quasi un milione di chilometri quadrati, il triplo delle dimensioni dell’Italia. L’idea quasi intuitiva: ricongelare parte della superfice dell’Artico per combattere gli effetti del riscaldamento globale. La calotta polare artica di fatti è una sorta di specchio esponenziale del cambiamento climatico: l’aumento delle temperature arriva ai 2,7 gradi in più ogni 10 anni, con la quantità di ghiaccio spesso che è diminuita in meno di 50 anni del 95%. Se le prospettive indicano, in base ad alcune ricerche, che già dall’estate del 2030 si potrebbe avere un polo senza ghiaccio, l’idea della startup inglese Real Ice è di invertire il processo. Siamo nel nord del Canada e dall’inizio dell’anno Real Ice ha portato avanti il progetto arrivando a ricongelare 40 mila metri quadrati di un’area intorno a Cambridge Bay, con spessori raggiunti con questa “ripopolazione” tra i 40 e gli 80 centimetri. Una partenza di successo secondo i manager della startup: con l’anno nuovo, e i dati della prima parte del progetto a disposizione, si vuole aumentare il tasso di velocità del ricongelamento sfruttando un esercito di droni che – trapanando il ghiaccio da sotto l’acqua e creando “fontane” di acqua marina – di fatto renda quasi automatico il processo.

L’operazione ha costi titanici, 6 miliardi di dollari per il suo completamento, ma soprattutto ha sollevato un coro di dubbi da parte della comunità scientifica. Da un punto di vista teorico, il progetto potrebbe funzionare. Semplificando, la perdita di ghiaccio è un problema non solo perché causa l’innalzamento del livello dei mari (e l’impoverimento della biodiversità): la superficie bianca riflette la luce del sole, di fatto contribuendo al raffreddamento del pianeta. Con la perdita del ghiaccio, si crea dunque un circolo vizioso anziché al contrario. Tuttavia, secondo diversi scienziati e climatologi, una sperimentazione su così vasta scala può avere conseguenze imprevedibili che possono rendere la situazione peggiore anziché migliorarla. A novembre è stato pubblicato un rapporto firmato da 42 esperti che metteva in guardia proprio sui rischi dei progetti di geoingegneria polare. «Nessuna idea attuale di geoingegneria supera un test oggettivo e completo per quanto riguarda il suo utilizzo nei prossimi decenni”, si legge nel report scientifico. “Piuttosto, molte delle idee proposte sono pericolose per l’ambiente. Date le sfide di fattibilità e i rischi di conseguenze negative, queste idee non dovrebbero distrarre dalla priorità di ridurre le emissioni di gas serra». Se tra le possibili conseguenze impreviste gli scienziati includono anche l’impatto di «un livello senza precedenti» di presenza umana nell’Artico, l’attenzione viene stressata proprio sul non seguire studi promettenti ma non applicabili, smettendo di perseguire quegli obiettivi definiti nei protocolli internazionali. In sostanza la riduzione di quegli agenti che stanno provocando il riscaldamento globale.